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	<title>Raffaele Morelli.it – Il blog di Raffaele Morelli</title>
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		<title>In amore fuggi dalle illusioni</title>
		<link>http://www.raffaelemorelli.it/sessualita/2012/04/10/in-amore-fuggi-dalle-illusioni.htm</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 09:54:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Morelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Gelosia]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
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Guardarsi dentro per davvero significa percepire la lealtà dello stare con se stessi, anche con le emozioni più sgradevoli. Significa non fingere, guardare le cose come sono. Non è così semplice nelle “cose dell’amore”, perché ci piace illuderci, ci piace riempire le cose dell’amore di proiezioni, ci piace credere che veniamo amati anche quando veniamo [...]]]></description>
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<a href="http://www.raffaelemorelli.it/sessualita/2012/04/10/in-amore-fuggi-dalle-illusioni.htm" title="Watch Flash video!"><img src="http://www.raffaelemorelli.it/wp-content/uploads/2012/04/amoreillusioni.jpg" alt="preview image"/></a>
<div id="_mcePaste">Guardarsi dentro per davvero significa percepire la lealtà dello stare con se stessi, anche con le emozioni più sgradevoli. Significa non fingere, guardare le cose come sono. Non è così semplice nelle “cose dell’amore”, perché ci piace illuderci, ci piace riempire le cose dell’amore di proiezioni, ci piace credere che veniamo amati anche quando veniamo rifiutati.<span id="more-860"></span>
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<div id="_mcePaste">Come fai a sapere se il tuo rapporto con lui o con lei funziona? Dal desiderio. Se no è un’altra cosa. Sentite cosa mi scrive Riccardo: « Due anni fa scrivevo che la mia compagna si era innamorata di un altro ma continuava ad amare anche me…» No, si è innamorata di un altro, non amava anche te. Tu magari eri un buon compagno, il papà dei suoi bambini, con te poteva mantenere un buon rapporto affettivo, di coccole, di sentimenti… Ma quando una donna desidera un uomo, desidera quell’uomo.
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<div id="_mcePaste">In questo caso cosa accade? Con l’uomo che si desidera si fa l’amore fino a sfinirsi e con l’altro si fanno le coccole. Bisogna stare attenti a non chiamare le coccole “amore”. Amore è sempre legato all’Eros; diverso è l’affetto, che è un sentimento simile all’amore ma senza la sessualità. E così mi dice Riccardo: «Viviamo ancora insieme, lei non ha mai dormito fuori casa ma non facciamo più sesso». Vedi? Che cosa ti cambia se dorme fuori casa e il sesso lo fa di pomeriggio anziché la notte? «Dormiamo abbracciati…» Come fanno le mamme con i bambini, «…E stretti come non mai, ma niente sesso, finche c’è l’altro ha detto che non riesce». In parole povere, Riccardo, anche se le parole che ti dico ti faranno dispiacere, con lui fa l’amore e con te le coccole.
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<div id="_mcePaste">«La gelosia a volte mi spezza il cuore ma la amo e la vita con lei mi piace ma la lotta con il rivale mi sta distruggendo e non so se posso reggere ancora tanto. Abbiamo tre bambini e tutti insieme stiamo alla grande. Ma perché va da lui?».  Va da lui perché lui le piace, perché la fa impazzire, perché sente un desiderio che non ha mai provato. Allora bisogna stare attenti: sono io, Riccardo, che la sto trattenendo con le coccole e gli abbracci la notte, oppure non è lei, proprio lei, che ha trasformato il nostro rapporto in baci e abbracci, semplicemente perché ha paura di staccarsi da me, e perché magari trattandomi come un bambino con cui dormire abbracciato, tiene in piedi un rapporto che funziona come genitori dei figli, ma non sul piano sessuale?
</div>
<div id="_mcePaste">È gelosia quella che provi? Ma di chi? Della donna con cui provi il desiderio o del bambino che lei ti fa recitare? Bisogna capire bene una cosa quando noi ci guardiamo dentro: che quando qualcuno non fa l’amore con te e dice di amarti mente. Se una donna o un uomo ti amano, allora ti desiderano; se non ti desiderano non ti amano. Sì, possono trasformare il rapporto in un “compagno di viaggio”, in un’amicizia, in un affetto, negli anni può succedere che un rapporto matrimoniale diventi un rapporto affettuoso, come succede quando si diventa vecchi. Ma nel momento in cui c’è “l’altro” con cui si vive un desiderio, bisogna sapere che tu non sei desiderato.
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<div id="_mcePaste">Allora guardarsi dentro significa prima di tutto cogliere ciò che capita. I sentimenti, bisogna saperlo una volta per tutte, non sono permanenti, sono come delle onde che volano. Quando diventano permanenti? Quando la nostra mente li vuole trattenere a tutti i costi. Tu dici: «sono geloso», ma  se tu tutte le notti non dormissi sempre abbracciato saresti ancora geloso? Se ti ricordassi dell’uomo che c’è in te, che prima che accadesse tutto questo guardava anche le altre donne, saresti solo geloso o saresti anche altro? Una cosa è certa, che continuare a vivere il rapporto in questo modo non farà bene né a te né a lei e neanche ai vostri bambini. Guardarsi dentro significa guardare con nitidezza le cose come sono e non abbarbicarsi, attaccarsi ad un ruolo infantile, dove tu non sei più l’amante di tua moglie, non sei più neanche il marito, ma sei il bambino che dorme abbracciato con lei come il fratellino con una buona sorellina o con una buona mamma.
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<div id="_mcePaste">Ecco: guardarsi dentro è vedere esattamente e senza “nebbie” ciò che capita, allora l’anima può fare la sua parte. Allora non c’è bisogno di dire :«la lascio, non la lascio, ci sono i bambini», non c’entrano niente i bambini.  C’è bisogno di sapere cos’è il meglio per me. Dormo abbracciato con lei perché io desidero questo o sto desiderando una donna? Ma se una donna mi tratta da bambino, io posso accettarlo? In genere, quando ci si trova in queste situazioni, i rapporti possono durare anche per anni e la gelosia, che in altre circostanze durerebbe pochissimo (giusto il tempo della relazione), diventa cronica. Bisogna stare attenti poi, che non scatti quella paura, (che in realtà non esiste ed è soltanto di pochi frammenti di tempo) del perdere l’altro, paura per cui ci adattiamo a tutto, anche a inibire la nostra sessualità, a castrarci, a frustrarci, pur di poter vivere una situazione, un surrogato d’amore che non ci interessa. Potete benissimo vivere insieme, ma alla vostra distanza.
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<div id="_mcePaste">Noi spesso stiamo con una donna che ci fa soffrire, perché non abbiamo cura del maschile, noi uomini, che abita dentro di noi. Allora basta andare indietro nel tempo, socchiudere gli occhi e dirci: «com’ero io da ragazzo? Com’ero da adolescente? Com’ero io con le donne?» E vedrai che ti accorgerai (la mia esperienza di psicanalista mi dice questo), che da molto tempo, da tanto tempo con tua moglie non sei più quell’uomo che le piaceva tanto all’inizio e non sei più nemmeno quell’uomo che piaceva così tanto alle donne. Tua moglie dà per scontato che ha vicino un compagno di viaggio che ritrova tutte le volte che ritorna dall’amore con “l’altro”. Quando i rapporti si strutturano dando per scontato che devono essere rimessi a posto, che debbono essere risistemati, in attesa che lei si ri-innamori di te, quando i rapporti sono in attesa di “qualcosa”, in genere conducono all’inferno interiore.
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<div id="_mcePaste">Lei non mi desidera, lei non mi vuole, non le piaccio come uomo, queste sono le cose da dirsi, e io come uomo ho bisogno del femminile. Allora l’anima si rimette in moto e smette di essere catturata e invischiata dalla tela del “bambino” o della “bambina”. Nelle cose dell’amore dobbiamo guardare con gli occhi chiari, semplici, senza illusioni. Meglio sapere che ci ha detto addio che far finta che ci ha detto arrivederci. Buona giornata a tutti.</div>
<p>Guardarsi dentro per davvero significa percepire la lealtà dello stare con se stessi, anche con le emozioni più sgradevoli. Significa non fingere, guardare le cose come sono. Non è così semplice nelle “cose dell’amore”, perché ci piace illuderci, ci piace riempire le cose dell’amore di proiezioni, ci piace credere che veniamo amati anche quando veniamo rifiutati.<br />
Come fai a sapere se il tuo rapporto con lui o con lei funziona? Dal desiderio. Se no è un’altra cosa. Sentite cosa mi scrive Riccardo: « Due anni fa scrivevo che la mia compagna si era innamorata di un altro ma continuava ad amare anche me…» No, si è innamorata di un altro, non amava anche te. Tu magari eri un buon compagno, il papà dei suoi bambini, con te poteva mantenere un buon rapporto affettivo, di coccole, di sentimenti… Ma quando una donna desidera un uomo, desidera quell’uomo.<br />
In questo caso cosa accade? Con l’uomo che si desidera si fa l’amore fino a sfinirsi e con l’altro si fanno le coccole. Bisogna stare attenti a non chiamare le coccole “amore”. Amore è sempre legato all’Eros; diverso è l’affetto, che è un sentimento simile all’amore ma senza la sessualità. E così mi dice Riccardo: «Viviamo ancora insieme, lei non ha mai dormito fuori casa ma non facciamo più sesso». Vedi? Che cosa ti cambia se dorme fuori casa e il sesso lo fa di pomeriggio anziché la notte? «Dormiamo abbracciati…» Come fanno le mamme con i bambini, «…E stretti come non mai, ma niente sesso, finche c’è l’altro ha detto che non riesce». In parole povere, Riccardo, anche se le parole che ti dico ti faranno dispiacere, con lui fa l’amore e con te le coccole.<br />
«La gelosia a volte mi spezza il cuore ma la amo e la vita con lei mi piace ma la lotta con il rivale mi sta distruggendo e non so se posso reggere ancora tanto. Abbiamo tre bambini e tutti insieme stiamo alla grande. Ma perché va da lui?».  Va da lui perché lui le piace, perché la fa impazzire, perché sente un desiderio che non ha mai provato. Allora bisogna stare attenti: sono io, Riccardo, che la sto trattenendo con le coccole e gli abbracci la notte, oppure non è lei, proprio lei, che ha trasformato il nostro rapporto in baci e abbracci, semplicemente perché ha paura di staccarsi da me, e perché magari trattandomi come un bambino con cui dormire abbracciato, tiene in piedi un rapporto che funziona come genitori dei figli, ma non sul piano sessuale?<br />
È gelosia quella che provi? Ma di chi? Della donna con cui provi il desiderio o del bambino che lei ti fa recitare? Bisogna capire bene una cosa quando noi ci guardiamo dentro: che quando qualcuno non fa l’amore con te e dice di amarti mente. Se una donna o un uomo ti amano, allora ti desiderano; se non ti desiderano non ti amano. Sì, possono trasformare il rapporto in un “compagno di viaggio”, in un’amicizia, in un affetto, negli anni può succedere che un rapporto matrimoniale diventi un rapporto affettuoso, come succede quando si diventa vecchi. Ma nel momento in cui c’è “l’altro” con cui si vive un desiderio, bisogna sapere che tu non sei desiderato.<br />
Allora guardarsi dentro significa prima di tutto cogliere ciò che capita. I sentimenti, bisogna saperlo una volta per tutte, non sono permanenti, sono come delle onde che volano. Quando diventano permanenti? Quando la nostra mente li vuole trattenere a tutti i costi. Tu dici: «sono geloso», ma  se tu tutte le notti non dormissi sempre abbracciato saresti ancora geloso? Se ti ricordassi dell’uomo che c’è in te, che prima che accadesse tutto questo guardava anche le altre donne, saresti solo geloso o saresti anche altro? Una cosa è certa, che continuare a vivere il rapporto in questo modo non farà bene né a te né a lei e neanche ai vostri bambini. Guardarsi dentro significa guardare con nitidezza le cose come sono e non abbarbicarsi, attaccarsi ad un ruolo infantile, dove tu non sei più l’amante di tua moglie, non sei più neanche il marito, ma sei il bambino che dorme abbracciato con lei come il fratellino con una buona sorellina o con una buona mamma.<br />
Ecco: guardarsi dentro è vedere esattamente e senza “nebbie” ciò che capita, allora l’anima può fare la sua parte. Allora non c’è bisogno di dire :«la lascio, non la lascio, ci sono i bambini», non c’entrano niente i bambini.  C’è bisogno di sapere cos’è il meglio per me. Dormo abbracciato con lei perché io desidero questo o sto desiderando una donna? Ma se una donna mi tratta da bambino, io posso accettarlo? In genere, quando ci si trova in queste situazioni, i rapporti possono durare anche per anni e la gelosia, che in altre circostanze durerebbe pochissimo (giusto il tempo della relazione), diventa cronica. Bisogna stare attenti poi, che non scatti quella paura, (che in realtà non esiste ed è soltanto di pochi frammenti di tempo) del perdere l’altro, paura per cui ci adattiamo a tutto, anche a inibire la nostra sessualità, a castrarci, a frustrarci, pur di poter vivere una situazione, un surrogato d’amore che non ci interessa. Potete benissimo vivere insieme, ma alla vostra distanza.<br />
Noi spesso stiamo con una donna che ci fa soffrire, perché non abbiamo cura del maschile, noi uomini, che abita dentro di noi. Allora basta andare indietro nel tempo, socchiudere gli occhi e dirci: «com’ero io da ragazzo? Com’ero da adolescente? Com’ero io con le donne?» E vedrai che ti accorgerai (la mia esperienza di psicanalista mi dice questo), che da molto tempo, da tanto tempo con tua moglie non sei più quell’uomo che le piaceva tanto all’inizio e non sei più nemmeno quell’uomo che piaceva così tanto alle donne. Tua moglie dà per scontato che ha vicino un compagno di viaggio che ritrova tutte le volte che ritorna dall’amore con “l’altro”. Quando i rapporti si strutturano dando per scontato che devono essere rimessi a posto, che debbono essere risistemati, in attesa che lei si ri-innamori di te, quando i rapporti sono in attesa di “qualcosa”, in genere conducono all’inferno interiore.<br />
Lei non mi desidera, lei non mi vuole, non le piaccio come uomo, queste sono le cose da dirsi, e io come uomo ho bisogno del femminile. Allora l’anima si rimette in moto e smette di essere catturata e invischiata dalla tela del “bambino” o della “bambina”. Nelle cose dell’amore dobbiamo guardare con gli occhi chiari, semplici, senza illusioni. Meglio sapere che ci ha detto addio che far finta che ci ha detto arrivederci. Buona giornata a tutti.</p>
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		<title>Cerca il vuoto dentro di te</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 09:29:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Morelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagi]]></category>
		<category><![CDATA[Star bene]]></category>
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Buon giorno a tutti. Continuiamo a guardarci dentro? Guardare dentro in modo –nitido-; nitido vuol dire che non devo aggiungere nulla. Sentite cosa mi scrive Loredana: «Sto cominciando a stare in compagnia di me stessa». Non ci deve essere lo sforzo di stare in compagnia di te stessa, devi soltanto accorgerti delle cose che vengono a [...]]]></description>
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<a href="http://www.raffaelemorelli.it/star-bene/2012/04/03/cerca-il-vuoto-dentro-di-te.htm" title="Watch Flash video!"><img src="http://www.raffaelemorelli.it/wp-content/uploads/2012/04/cercavuoto.jpg" alt="preview image"/></a>
<p>Buon giorno a tutti. Continuiamo a guardarci dentro? Guardare dentro in modo –nitido-; nitido vuol dire che non devo aggiungere nulla. Sentite cosa mi scrive Loredana: «Sto cominciando a stare in compagnia di me stessa». Non ci deve essere lo sforzo di stare in compagnia di te stessa, devi soltanto accorgerti delle cose che vengono a trovarti dentro di te, qua e là, quando te ne accorgi durante la giornata.<span id="more-855"></span></p>
<p>Dice ancora Loredana: «Sto cominciando a stare in compagnia di me stessa sentendo e accogliendo tutto ciò che mi abita, ora lascio venire fuori nel mondo quella che sono». Bisogna togliersi dalla testa l’idea che devo diventare più libero, che accogliendo i miei disagi diventerò una persona magari più aggressiva, più forte… No, quello che intendo io per –guardarsi dentro- è guardare cosa capita nel momento in cui sto guardando, senza un progetto.</p>
<p>«Gli attacchi di panico più o meno intensi li ho da tre anni». Gli attacchi di panico durano tanto perché noi andiamo nella direzione opposta, non accogliendoli creiamo due personalità: una che pensa, che ragiona, che si struttura nella vita, lontana dall’energia vitale. Gli attacchi di panico sono tutta l’energia vitale che prorompe, allora, dobbiamo cambiare il modo che abbiamo di stare con noi stessi.</p>
<p>Dice Loredana: « La sera è il momento peggiore…» Perché la sera è il momento peggiore? Perché arriva il buio. Il buio è un’energia preziosa perché, cosa fa? Il buio –annulla- . Annulla soprattutto il tuo peggior nemico. Qual è il tuo peggior nemico? Quello che credi di essere, quello che vuoi essere. La nostra anima non ha bisogno del nostro parere. Come le piante germogliano, dentro di noi c’è una forza “germogliante”, solo che noi ci siamo fatti un’idea di noi. È questa idea di noi il nostro peggior nemico, allora il buio viene per sgominarla, come se dicesse: « Dai, per favore dormi! Spegniamo la luce, sono stufa di sentirti dire che cosa credi di essere. Lascia fare a me!»</p>
<p>L’anima vuole -fare lei-. L’anima, che è quell’immagine di noi unica e irripetibile, è un essere molto speciale, molto particolare, l’anima  è come una donna. Come sono le donne? Le donne sono “un po’ si e un po’ no”. Quando un uomo è geloso è geloso per davvero, va fino in fondo, è disposto a tutto. Una donna no, una donna un po’ è gelosa e un po’ ironizza. L’anima come le donne adora il cambiamento, adora le sorprese, detesta la routine, è esattamente l’opposto degli uomini. L’anima non sopporta assolutamente, (come anche le donne non sopportano), le certezze assolute; sono sempre pronte alla novità, eppure sono tradizionali. Quanto l’anima adora le tradizioni!</p>
<p>Nella nostra cultura si è spenta questa idea, tutto è diventato un -tutto uguale-, c’è un senso di inutilità. Se volete capire l’anima guardate i bambini quando ci sono le feste: la Pasqua, il Natale, la primavera che sorge, il tramonto. L’anima è naturale, come le mestruazioni che tornano ogni mese e quando non serviranno più si spegneranno, come avviene nella menopausa. Questa è l’anima: ha leggi differenti da quelle che pensiamo. L’anima non ha certezze, non ha nessuna certezza, come le donne. Le donne sono pronte a tutte le novità, però sono molto tradizionali: la biancheria, la pulizia, tutto deve “tornare”. Quando ci allontaniamo dai codici femminili dell’anima ci ammaliamo: ecco l’attacco di panico.</p>
<p>Il panico è tutta la vita che soffochiamo e che non viviamo. A costo di soffocarci l’anima irrompe con l’attacco di panico. «La sera era il momento peggiore » dice Loredana, «Il pensiero mi dominava dalla mattina alla sera. Ora sento ciò che accade dentro di me. A volte chiudendo gli occhi c’è il vuoto». Ecco, quando c’è il vuoto significa che tu stai facendo con te stessa un lavoro molto importante: stai “svuotando”, come se dicessi: il Raffaele che conosco non conta più nulla, conta questo vuoto. Vuoto! Un’energia, quella del vuoto, che il pensiero cinese diceva essere il “latte dell’anima”. Noi stiamo bene quando siamo vuoti, non quando siamo pieni di pensieri, dobbiamo impararlo, i pensieri ci fanno ammalare.</p>
<p>Sentite cosa ci dice Loredana: «Chiudendo gli occhi c’è il vuoto e mi sembra di non esistere, poi aspetto, sto calma, cerco di non scappare dal vuoto ed ecco che arriva un’emozione, un desiderio, un profumo». Quante cose contiene il vuoto? Quante cose nasconde il panico? Avrebbe mai detto Loredana, che guardando qualche blog e affidandosi al vuoto il panico si sarebbe allontanato e si sarebbe trasformato in un profumo, in un desiderio e io aggiungerei in un’immagine? Che immagine di donna nasconde il tuo attacco di panico? Magari una cavallerizza, magari una pittrice, magari una danzatrice del ventre. Se vogliamo aiutare l’anima a essere se stessa dobbiamo trasformare le malattie in immagini.</p>
<p>«È stata dura arrivare a sentirmi e il buio ancora un po’ mi spaventa». Ecco, è bello poter dire: il buio ancora un po’ mi spaventa, è bello essere spaventati! Significa che in qualche modo siamo in un territorio dove non ci sono le paludi, dove potremmo anche precipitare ma qualcosa sta cambiando, perché non c’è più quella spaccatura tra me che ragiono, che penso e che vado in giro e tra il mio femminile che invece vuole sorprese, immagini e fantasie.</p>
<p>«Voglio fidarmi di me stessa», non c’è da fidarsi di sé stessi, c’è da abbandonarsi a ciò che capita. –Voglio fidarmi di me stesso è un progetto-, accogliere l’ansia quando arriva invece non è un progetto ma un elemento pratico, veramente pratico, ecco, questo dobbiamo imparare, guardarsi dentro è questo. Quanto vuoto c’è stato nella mia giornata oggi? A cena con Roberto o con Francesca ho sentito vuoto? Cercare il vuoto significa non avere identità o meglio non avere quell’identità conosciuta. Smetterla di essere quello che credi e quando smetti di essere quello che credi sei nella casa dell’anima.</p>
<p>Buona giornata a tutti.</p>
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		<title>Non domare la tua rabbia</title>
		<link>http://www.raffaelemorelli.it/spontaneita/2012/03/27/non-domare-la-tua-rabbia.htm</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 09:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Morelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aggressività]]></category>
		<category><![CDATA[Spontaneità]]></category>
		<category><![CDATA[Star bene]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[controllo]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>

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Guardarsi dentro è tutta la “partita”, però bisogna conoscere bene i codici del guardarsi dentro.  «Adesso alle 12:30 mi accorgo che dentro di me c’è tanta rabbia», guardo la rabbia. Andrea mi scrive: «Ho imparato a smontare la mia rabbia a partire dalla sua origine e a convogliarla nel comportamento migliore per il bene mio [...]]]></description>
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<a href="http://www.raffaelemorelli.it/spontaneita/2012/03/27/non-domare-la-tua-rabbia.htm" title="Watch Flash video!"><img src="http://www.raffaelemorelli.it/wp-content/uploads/2012/03/rabbia.jpg" alt="preview image"/></a>
<p>Guardarsi dentro è tutta la “partita”, però bisogna conoscere bene i codici del guardarsi dentro.  «Adesso alle 12:30 mi accorgo che dentro di me c’è tanta rabbia», guardo la rabbia. Andrea mi scrive: «Ho imparato a smontare la mia rabbia a partire dalla sua origine e a convogliarla nel comportamento migliore per il bene mio e dei miei cari». No, guardo la rabbia che arriva –adesso- , percepisco la sua presenza, non devo né smontarla, né capirla, né spiegarla e soprattutto non devo cercare la causa. La rabbia quando arriva assume immediatamente il “volto” delle circostanze, crediamo che ci arrabbiamo perché abbiamo litigato con Francesca, con Marina, con Roberto, ma questo è il volto superficiale della rabbia.<span id="more-846"></span></p>
<p>La rabbia è qualcosa che viene dal profondo, è un’energia antica, primordiale; riconoscerla e conoscerla è un atto fondamentale per la nostra evoluzione e per il nostro percorso. Conoscerla e accoglierla. Posso fare un’altra cosa molto importante: dargli un’immagine. Socchiudo gli occhi e vedo che volto assume l’immagine della rabbia. Per Giovanni, un mio paziente, era un guerriero antico. Quando le immagini prorompono sulle emozioni che proviamo e quando le emozioni che proviamo si trasformano in immagini, sta accadendo un’alchimia straordinaria.</p>
<p>Diceva Giovanni: «Dov’è il guerriero adesso?» Quando usciva a cena con Matilde, cominciava a immaginare che lì sulla tavola, mentre ordinavano l’antipasto, non c’era soltanto lui, Giovanni, ma c’era anche quel guerriero. Quanto cambiano i rapporti se dentro di me, qua e là nella giornata immagino ci sia quel guerriero? Se a far l’amore con Matilde è il guerriero e non soltanto Giovanni, nasce un nuovo modo di fare l’amore, un nuovo modo di essere sul lavoro, un nuovo modo di rapportarsi. Se c’è con me il guerriero sarò meno finto, farò in modo non che le cose vadano secondo la consuetudine ma secondo una spontaneità, una direzione. Nel momento in cui percepisco la rabbia, io sono di fronte a un grande mistero, devo averne cura: questo è guardarsi dentro.</p>
<p>Guardarsi dentro non vuol dire analizzare, vuol dire percepire cosa c’è adesso alle 12:30 mentre guardo; vuol dire non domare  l’emozione che c’è ma percepirne la presenza, non devo diventare una brava persona, devo essere quello che guarda la mia aggressività, non per mandarla via, non per perdonarmi, non per perdonare qualcuno. Le emozioni che non ci piacciono sono le emozioni con cui in qualche modo dobbiamo rapportarci. Cosa sono le emozioni come la rabbia? Sono l’immagine di un’energia primordiale, vengono a trovarci in quanto nella nostra vita stiamo andando in una direzione dove senza la rabbia, non potremmo raggiungere il nostro obiettivo, il nostro scopo.</p>
<p>Avere cura della propria rabbia vuol dire avere cura di sé, soprattutto di quell’essere sconosciuto che siamo. Quando siamo autentici? Quando emozioni che non ci aspettiamo come la tristezza, la rabbia, la paura vengono a trovarci. La rabbia spesso prepara il germoglio di un nuovo modo di essere, un nuovo stile, rapporti più coerenti, più semplici, più naturali. Certo, tutto viene rovinato quando io mi pongo l’obiettivo di domare la rabbia, cosa vuol dire domare la rabbia? Essere una persona “normale” cioè essere come tutti gli altri, ma la rabbia era venuta proprio per rompere il conformismo, mandandola via ritornerò conformista, cioè nell’aridità dell’anima.</p>
<p>Allora guardarsi dentro è prima di tutto e più di tutto constatare cosa c’è, allora la rabbia diventa quell’immagine da cercare durante la giornata: «Dov’è il guerriero? Dai, stai con me, vieni qui con me.» Quel guerriero che era soltanto un impeto aggressivo, lentamente diventa un’immagine familiare, io e la mia rabbia diventiamo compagni di viaggio, il guerriero è un lato antico, io e il mio lato antico cominciamo ad andare d’accordo, diventiamo amici, ci conosciamo, ci guardiamo; più questo accade più si possono aprire nuove frontiere. Se posso portare con me la mia Ombra, allora posso andare da qualsiasi parte, se invece voglio portare con me l’esser perfetto, tutto d’un pezzo, il personaggio che non sbaglia mai, che non vuole perdere la testa, allora preparatevi perché la vita diventerà un inferno. Ciò che non incontriamo dentro di noi, lo incontreremo fuori, la rabbia a cui non riusciamo a dare spazio dentro di noi, finiremo per incontrarla fuori, magari incontrando un nemico che ci aggredisce, rompendo dei rapporti senza neanche saperlo, insomma rovinando tutto. Vi invito a farvi compagnia con la vostra aggressività.</p>
<p>Buona giornata a tutti.</p>
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		<title>La paura del buio</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 09:57:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Morelli</dc:creator>
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		<title>Ascoltare l&#8217;interno per esistere davvero</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 15:45:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Morelli</dc:creator>
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		<title>Il silenzio ne sa più di te</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 15:38:31 +0000</pubDate>
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		<title>I miracoli esistono?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 12:37:46 +0000</pubDate>
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		<title>Dimagrire senza dieta</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 09:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Morelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per chi fosse interessato venerdì 27 gennaio 2011, alle ore 18, presenterò il mio ultimo libro (Dimagrire senza dieta. Il metodo psicosomatico) a Milano. L&#8217;evento è organizzato dal Centro Studi Grande Milano e si terrà al Camparino in Galleria, piazza Duomo.
Mettersi a dieta significa indossare una camicia di forza che prima o poi dovremo togliere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.raffaelemorelli.it/wp-content/uploads/2011/10/Dimagrire_200.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-753" title="Dimagrire_200" src="http://www.raffaelemorelli.it/wp-content/uploads/2011/10/Dimagrire_200.jpg" alt="" width="200" height="263" /></a>Per chi fosse interessato <strong>venerdì 27 gennaio 2011, alle ore 18</strong>, presenterò il mio ultimo libro (<em>Dimagrire senza dieta. Il metodo psicosomatico</em>) a <strong>Milano</strong>. L&#8217;evento è organizzato dal Centro Studi Grande Milano e si terrà al <strong>Camparino in Galleria, piazza Duomo</strong>.</p>
<p>Mettersi a dieta significa indossare una camicia di forza che prima o poi dovremo togliere e,quando lo faremo, ci ritroveremo più grassi di quando abbiamo cominciato.</p>
<div>Invece &#8211; al risveglio &#8211; chiederci &#8220;A me cosa piace?&#8221; è il modo giusto per riuscire a perdere peso. Chi si innamora, chi riaccende le passioni, chi è preso dalle cose che fa, non ingrassa. Perché è soddisfatto&#8230;</div>
<div>Questo libro è dedicato a chi vuol cambiare il metabolismo della mente, del cervello e del corpo.</div>
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		<title>Felicità: istruzioni per l&#8217;uso</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 11:29:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Morelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Saggezza]]></category>
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		<category><![CDATA[conferenza]]></category>
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		<category><![CDATA[James Hillman]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari lettori,
Per chi di voi volesse seguirmi, vi segnalo una conferenza che terrò il prossimo venerdì 3 febbario ad Alba (Cn), alle ore 21:00,  nell&#8217;ambito di &#8220;Collisioni. Festival di letteratura e musica&#8220;:
Felicità: istruzioni per l&#8217;uso.
 In ricordo di James Hillman
Siamo abituati a pensare che la nostra felicità sia qualcosa di esterno, qualcosa che non dipende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori,</p>
<p style="text-align: left;">Per chi di voi volesse seguirmi, vi segnalo una conferenza che terrò il prossimo venerdì 3 febbario ad Alba (Cn), alle ore 21:00,  nell&#8217;ambito di &#8220;<a href="http://www.collisioni.it/">Collisioni. Festival di letteratura e musica</a>&#8220;:</p>
<h2 style="text-align: center;"><strong><span style="color: #008080;">Felicità: istruzioni per l&#8217;uso.</p>
<p></span></strong><strong> </strong><strong><span style="color: #008080;">In ricordo di James Hillman</span></strong></h2>
<p>Siamo abituati a pensare che la nostra felicità sia qualcosa di esterno, qualcosa che non dipende da noi. Allora da che cosa dipende?  Dagli oggetti che ci vengono incontro nella vita? Più auto? Più soldi? I giocattoli tecnologici come i cellulari senza i quali temiamo l&#8217;emarginazione? Viviamo in un&#8217;epoca che ci vuole omologati, in divisa, tutti uguali. Un&#8217;epoca in cui siamo esortati a limitare sempre di più la nostra individualità. La solitudine  non è più una saggia maestra da vita, ma una maledizione. La paura della vecchiaia, i continui checkup e l&#8217;orribile moda di farci levigare i volti &#8211; così che tra cinquant&#8217;anni non vedremo più autentici vecchi intorno a noi &#8211; ci illudono di poter scampare al confronto  con la nostra paura più profonda, la morte. Si ha quasi la sensazione che la nostra società abbia ripudiato la natura.  Eppure la natura e la sua saggezza germogliano dentro di noi, se solo siamo disposti ad ascoltarli.  La felicità del fiore che sboccia in silenzio all&#8217;arrivo della primavera, la felicità del ragno che fa la ragnatela, non per seguire un progetto esterno, ma grazie a un sapere innato. Questa è la risposta, la chiave di tutto. Realizzare la propria natura, imparare a percepire, ad ascoltarsi..  Imparare a suonare la propria musica come un solista in un&#8217;orchestra, perché soltanto chi suona la propria musica  dona musica al mondo.</p>
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		<title>Ultimi commenti</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 10:32:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Morelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ultimi]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari lettori,
Negli ultimi giorni c&#8217;è stato un disguido tecnico sul mio blog, per cui non sono visualizzati i vostri commenti agli ultimi 3 post. Comunque non vi preoccupate: li ho tutti sotto mano. Leggo con attenzione ciò che mi scrivete, anche se &#8211; come capite &#8211; non sempre mi è possibile rispondere a tutti.
Buona giornata,
Raffaele [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori,</p>
<p>Negli ultimi giorni c&#8217;è stato un disguido tecnico sul mio blog, per cui non sono visualizzati i vostri commenti agli ultimi 3 post. Comunque non vi preoccupate: li ho tutti sotto mano. Leggo con attenzione ciò che mi scrivete, anche se &#8211; come capite &#8211; non sempre mi è possibile rispondere a tutti.</p>
<p>Buona giornata,</p>
<p>Raffaele Morelli</p>
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