Cosa conta davvero nella vita?

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42 Commenti a “Cosa conta davvero nella vita?”

  1. Bia ha scritto:

    Caro Morelli , sei un grande, io ti adoro, giusto per non dire che ti amo che pur riflettendo l’emozione forte che provo quando ti ascolto magari sembra un pò folle ed esagerato. Mi ha emozionato quello che hai detto perchè ho sempre pensato che in certi tipi di rapporti soprattutto con i genitori ci vogliono delle giuste distanze. Un pò come per il dosaggio di un farmaco, può farti molto bene ma se ne prendi troppo può avvelenarti. Ci sono in natura degli alberi che secernono un veleno nel terreno circostante per impedire che un loro simile attecchisca; a volte penso che questo potrebbe accadere anche per gli uomini. Pultroppo ci sono delle persone che ostinatamente per tutta una vita restano vicino al genitore vivendo nel reciproco odio quotidiano alla ricerca perenne di una carezza mai avuta e di un rapporto ideale…quanto male fa l’ideale! Quando te ne liberi e accetti la realtà per quello che è, scopri meraviglie ancora più grandi! Tuttavi proprio su questo argomento dei genitori e di chi resta loro vicino alla ricerca di un rapporto ideale intossicandosi quotidianamente e rinunciando a tutto il resto della propria vita ho sempre avuto un quesito a cui non ho mai trovato una risposta. Non so se mi sbaglio ma io penso che in generale un bambino che viene amato è come se fosse spiritualmente nutrito dunque non avendo “fame” sviluppa con serenità e libertà i propri interessi riuscendo a vivere, per esempio, la propria solitudine come un momento di serenità ed esplorazione sia da bambino che da adulto. Come se per assurdo avesse sempre un serbatoio affettivo parzialmente pieno tale da renderlo autonomo ed equilibrato. Al contrario un bambino che non ha ricevuto amore tenderà sin da piccolo a riempire questo vuoto perenne, sviluppando come una dipendenza dalla figura genitoriale che difficilmente lo porterà ad allontanarsi e che proietterà anche nel rapporto con successivi partner creando relazioni dipendenti e in qualche modo di dolore. Dunque la nostra capacità di volare più che da noi dipenderebbe dalla madre che il destino ha deciso di darci in sorte. Tutto ciò sembra non fare una grinza ma è molto triste e sai che ti dico? è come una pietanza buona sì ma che manca di un qualcosa, e quel qualcosa per me è un pizzico di Morelli. Nel senso che credo che in tutto ciò ci debba essere una visione superiore, un aspetto che non riesco a vedere di quelli che sei tu a svelare e che poi ti viene da dire: ma come ho fatto a non pensarci, era così semplice! Insomma tu che ne pensi? E’ sempre tristemente così?
    Con immensa emozione…Bia

  2. Luisa F. ha scritto:

    Dottore buongiorno,
    se non ho mal compreso dovremmo accettare tutto quanto E’, così com’è, non modificare nulla nei rapporti interpersonali perchè diversamente si darebbe vita ad uno schema di perfezione. E’ così?Questo significa che nessuno dovrebbe migliorare se stesso,o cercare di arrivare al dunque con un genitore che sembra non essersi mai accorto di te, o evitare accuratamente di trasformare il proprio rapporto con il padre o la madre, attraverso un sincero ma leale scontro, dove si potrebbe comprendere le ragioni per le quali non si riesce ad avere una buona comunicazione. Si? Non capisco: ma dove porta tutto ciò? E’ indifferenza,è lasciare tutto fermo com’è,come è sempre stato………e i sentimenti dove li mettiamo? Se dalle cose più importanti togliamo gli obbiettivi da raggiungere,o i sogni da realizzare,manteniamo i rapporti come sono accettandoli per quel che sono,cosa rimane in questa vita? Sarebbe questo il vivere IL PRESENTE IL QUì E L’ORA ? Lottare per Amore o per un’ideale è tutto inutile?
    Forse mi è sfuggito qualcosa
    Luisa F.

  3. tiziana ha scritto:

    lei dottore da anni è la voce dei miei pensieri più profondi. Ma nell’ascoltare i suoi ultimi due post mi sono sentita confusa, mentre di solito mi fanno sentire sollevata.
    Io lavoro con mio padre (che ha 40 anni in più a me) e mia madre, abbiamo un negozio di parrucchiere, ora intestato a me. Non faccio questo lavoro da sempre, dopo scarsi risultati all’univesita’ ho deciso di molllare tutto e di intraprendere l’attività di papa’ (anche sotto pressante rifiuto d aparte dei miei). Sono anni che cado in un profondo sconforto, che la mia vita è triste, ma da quando lavoro in negozio in cui mi ci sono buttata come una furia, vivo in guerra tutti i giorni , la mia amarezza e il mio sconforto persistono facendo nascere dei lati bui del mio carattere che minano continuamente amicizia e affettività col prossimo. Anche se lavoro con passione i lavoro con i miei, con i collaboratori e con i clienti e molto molto conflittuale….Le chiedo aiuto

  4. Stefania ha scritto:

    Morelli sei un mito!

  5. Nicoletta ha scritto:

    A mio parere in ciò che dice il dott. Morelli ha in sé una carica dirompente e innovativa anche dal punto di vista sociale. Dopotutto i modelli educativi di “perfezione” uniformanti e uniformati che ci condizionano hanno una loro ragion d’essere: con la loro funzione contenitiva impongono dei paletti al singolo e suggeriscono delle linee guida di comportamento … in fondo ci rendono prevedibili , ed anche , in un certo senso, pilotano i ns.desideri e frenano gli eccessi, stemperano le tensioni, servono a metterci sopra un bel tappeto…. Insomma ci rendono apparentemente più funzionali alla società , anche a rischio di farci diventare dei manichini nevrotici…
    Ma fino a che punto ciò che suggerisce il dott. Morelli è praticabile nel nostro quotidiano tenendo presente che spesso ci si rapporta con persone o situazioni che non possiamo evitare ma che sono ancorate a quei modelli, ne sono la diretta emanazione e mostrano una forte resistenza ad accettare l’altro per come è o le cose per come sono? Personalmente ho desistito ed in certe situazioni e con certe persone mi limito a “fare teatro”: rappresento ciò che vogliono vedere rappresentato…

  6. Ilaria ha scritto:

    E’ impressionante come si debba sempre cercare il modo di trasformare le parole dette da qualcuno. Anche a me volte capita…
    Ma penso che tutti noi abbiamo visto che anche andando incontro ai ns genitori più di tanto non ci si sente meglio dura un pò poi si ricade nello stesso tipo di rapporto precedente….e ciò accade perchè il cambiamento avviene sotto sforzo! mentre se lasciamo i rapporti come sono poi cambiano andamento da soli….
    Per cui inutile dire “isentimenti dove li mettiamo?” i sentimenti ci sono come sono ….tanto sforzandoci di cambiare le cose abbiamo tutti visto che non cambiano manco per niente e se cambiamo cambiando in peggio!

  7. Roberta ha scritto:

    Buongiorno Dott. Morelli,

    sa che ha ragione! Ho sempre avuto un rapporto conflittuale con mia madre e nessun tipo di rapporto con mio padre, che ha sempre fatto i cavoli propri.
    Mia madre ha sempre preferito mia sorella, 11 anni più grande di me, la figlia perfetta; io sono arrivata “per sbaglio” e me lo sono pure sentito rinfacciare!
    Devo riconoscere che, grazie a questo conflitto, ho un carattere forte e sono riuscita a trovare la mia strada nella vita.
    Adesso mia madre ha l’Alzheimer da 6 anni, vive vicino a mia sorella ed è lei che se ne occupa, insieme ad una badante. Io non riesco a provare compassione; ogni volta che la vedo (poco), sento il rancore e la tratto con freddezza e distanza… e non mi dispiace affatto.
    Ho provato ad essere gentile, ma dopo qualche istante scattava in me una rabbia tale da dovermene andare di corsa!
    Sono naturale e sto meglio!

    Buona giornata
    Roberta

  8. Paola ha scritto:

    Io non capisco, cosa significa PERCEPIRE lo stato danimo senza cercare di correggerlo o scacciarlo.
    Dot. Morelli nei suoi prossimi interventi mi fà la cortesia di spiegare in modo molto semplice e tecnico cosa dovrebbe fare il nostro cervello mentre “percepiamo”. Magari con qualche esempio anche “terra terra”.
    Mi ineressa molto riuscire a mettere in pratica i suoi consigli.

    Grazie.

  9. Natalina ha scritto:

    Buonasera Dott. Morelli, ho appena ascoltato il post. Non mi è sembrato vero di quanta saggezza Lei abbia, di come riesce ad esporre in modo semplice gli argomenti che tratta, e della sorpresa che mi ha colto, ascoltando il suo intervento di Cosa davvero conta nella vita. Ho letto il suo libro Puoi fidarti di te, tre volte, ma nonostante tutto faccio fatica a ricordare le sue importanti note riguardo il comportamento. Al contrario i suoi post rimangono maggiormente impressi nella mia memoria anche se, ammetto di averli trascritti nel mio notebook.
    Ho intenzione di riportare su un quaderno le frasi che voglio ricordare per metterle in pratica, in poche parole userò il suo libro come un vero e proprio manuale. E’ stato un vero piacere ascoltarLa.
    I miei più cordiali saluti.

  10. Luciana ha scritto:

    Grazie a lei Dott. Morelli per le splendide parole che ci dedica,
    Luciana

  11. Anna ha scritto:

    Grazie Prof. Morelli! Sempre dico : una buona dose di Morelli al giorno toglie il medico attorno!!!!

  12. lucia ha scritto:

    morelli sei grande………ma a roma non c’è un centro riza? fai qualcosa anche per noi romani, grazie.

  13. mimosa ha scritto:

    Salve Dott. Morelli,
    mi ha fatto molto piacere ascoltare il Suo post, perchè in fondo sento come una liberazione il non dover cambiare il brutto rapporto che ho con i miei.
    Però su quanto lei dice a proposito del fatto che i figli di persone che sono stati bene in famiglia, amati dai genitori ecc, non necessariamente riescono nella vita meglio di coloro che non si sono mai sentiti amati.. sinceramente spero sia vero, anche se personalmente ho sempre constatato il contrario.. io per prima mi sembra di portarmi sempre dietro quell’atmosfeta plumbea priva di amore e sentimenti che ho sempre respirato a casa..mi sembra di portarla ovunque con me, nelle mie relazioni, nelle mie attività, nei miei progetti che non si realizzano mai. Mentre le persone che conosco che hanno avuto un passato più felice le vedo riuscire facilmente in tutto.. senza farsi problemi, senza insicurezze, sensi di inadeguatezza, paure.. ecc..ho sempre avuto quest’impressione. Direi che ne sono certa. Comunque metterò in pratica il suo consiglio e spero di ricredermi.
    Grazie.

  14. Chiara ha scritto:

    Morelli ti adoro, grazie di esistere!!!

  15. cristina ha scritto:

    FANTASTICO!!!
    è come quando da bambini si butta tutto all’aria … figurati se ci pensi che dopo devi mettere a posto. Invece da adulti, condizionati dal prima e dal dopo, rinunciamo a buttare tutto all’aria perché sappiamo che dopo dovremo rimettere ordine. Ma vuoi mettere quel quarto d’ora di gioia pura e divertimento sfrenato? Ecco che cos’è il “quì e adesso” che Luisa non comprende!
    Sa dottore, oggi ho notato che una pianta che era morta ha messo dei germogli. Nonostante non la innaffi più da gennaio, nonostante la primavera si rifiuti di arrivare, nonostante la terra secca … lei è rinata! Così ho fatto mente locale e ho realizzato che anche le altre mie piante hanno fatto la stessa cosa: prima muoiono e poi resuscitano. Mi sono detta allora: vuoi vedere che io sono come le mie piante, che per germogliare devo prima perdere tutte le foglie e ritirarmi nel mio nucleo? … Spiegherebbe molto di me questa considerazione …

  16. Viola ha scritto:

    Concordo con le sue parole..a volte vorremmo credere che la famiglia sia quella del mulino bianco, ma tanto più si nascondono e negano le tensioni, tanto più queste usciranno allo scoperto facendoci soffrire.

  17. GAIA ha scritto:

    salve, prof.morelli mi chiamo gaia e ho 12 anni io sono debole come carattere non mi sento forte è per questo che le mie “amiche” mi trattano male… perchè..io ho paura di risponderle…e vorrei finirla quì…con loro.
    Poi sono insicura e vorrei ritrovare la forza per risponderle e mandarle a quel paese solo che non ci riesco è per questo che ho guardato questi suoi video…ma non mi sento ancora pronta per questa cosa.. non è che mi potreste dare qualche consiglio? poi i miei genitori sono separati da 5 anni e mio padre non lo vedo da 2 “anni”, l’ho visto massimo 4 volte …. bè l’ho sentito …mmm….3 volte ? credo…va bene io come una sua paziente roberta … mio padre da piccola non mi hai mai dato una carezza! e quella volta che andammo al ristorante solo io e lui per la prima volta mi misi a piangere e gli dissi tutti i miei problemi…lui per la 1 volta mi consolò e mi disse ti voglio bene e mi abbracciò per la 1 volta in 10-11 anni ..
    quando tornai a casa per dire a mia madre e mia sorella che gli avevo parlato che gli avevo raccontato tutto quello che avevo dentro….mia mamma fu felice ma mia sorella no…perchè diceva che mi aveva preso in giro di nuovo come aveva fatto con lei e con mamma…io pur capendo che avevano ragione scoppiai a piangere perchè in quel periodo pensai che sarebbe stato più bello sentire ancora le cavolate che mi diceva che sapere la verità ed accetarne le conseguenze…io su questo vorrei un consiglio da lei la prego risponda quando può alla mia posta eletronica grazie…professore morelli…arrivederci! aspetto con ansia la sua risposta

  18. Marco ha scritto:

    Sono molto felice in questo momento.

  19. Luisa F. ha scritto:

    Gentile Dottore,
    forse qualcuno ha interpretato le mie espressioni come un voler trasformare le sue parole. NO, semplicemente il mio vissuto,si è sempre basato sul ” sentire ” sul cuore, con le sue emozioni, e tutte le difficoltà che ne conseguono.
    Si sa, che i rapporti interpersonali non sono spesso idilliaci, che purtroppo proprio in casa, in famiglia risulta ancora più arduo il comprendersi, e personalmente prima di arrendermi cerco il modo,il mezzo che mi permetta di ” capire ” e risolvere il problema, se poi non riesco allora ” accetto ” anche l’impossibile.
    Credo esistano due modi per vivere la vita : di cuore o di testa, ed io ho scelto il primo. Tutto quì

    Un cordiale saluto Luisa F.

  20. serena ha scritto:

    quando ha parlato degli obiettivi da raggiungere e poi ha detto ” direi proprio di no”, ho tirato un sospiro di sollievo e ho sorriso!!! tutte queste parole mi fanno riflettere tanto, ma mi fanno capire che una cosa sola è veramente importante. la forza del pensiero. dei nostri pensieri. tutto sta a cosa pensiamo, come lo pensiamo, quando lo pensiamo. non conta quello che faccio, ma quello che penso.

  21. Ilary_C ha scritto:

    Percepire non è una cosa che si fa con la testa, è solamente l’accorgersi di cosa ti dice il tuo corpo in quella situazione, che sa sempre come parlarci (ma non lo sappiamo ascoltare) è “sentire” le emozioni quando si presentano qualunque esse siano – positive o negative – è fermare il flusso dei pensieri che disturbano e condizionano la nostra essenza…

  22. Nicoletta ha scritto:

    Quota Cristina e Luisa , tuttavia non condivido la lettura che Cristina dà del “qui ed ora” in risposta alla domanda di Luisa, così come non condivido l’idea che traspare nel post di Luisa sempre in riferimento al “qui ed ora”. Il qui e ora, per come l’ intendo, sta a significare : essere presenti nell’istante che si sta vivendo. Ogni istante, istante dopo istante. E’esattamente come suonare uno strumento : non puoi farlo se non sei presente con tutto te stesso nel momento in cui stai suonando e riesci a suonare solo al presente il presente. Il prima e il dopo sono ininfluenti e non esistono ( uno è esistito e l’altro esisterà): c’è l’adesso nel suo svolgersi, come una catena di attimi presenti. Non vedo un nesso diretto tra il “qui ed ora” e il divertimento sfrenato di cui parla Cristina. Il fatto di vivere la vita ,presenti a sé stessi e alla vita stessa, come un susseguirsi di attimi non significa che non si abbiano responsabilità circa il modo di vivere il ns. presente, anzi è vero il contrario. Così come non condivido l’interpretazione che ne dà Luisa : un qui ed ora che escluderebbe qualunque progettualità sostituendola con un atteggiamento passivo e fatalista. Riuscire davvero a vivere l’istante in modo pieno è quanto di più attivo e vicino alla vita si possa concepire e riuscire a fare. Il che non significa che sia facile, scontato … Perchè?

  23. paola ha scritto:

    Gentile Dr.Morelli, vorrei sapere come considera l’invidia.
    Cosa si ouò fare per superare il confronto con chi si invidia?
    Come liberarsi da un dolore che ci fa sentire inadeguati e vergognare di noi stessi?

  24. Luisa F. ha scritto:

    Chiarifico il punto del mio quì ed ora.
    Osservando un tramonto dai colori mozzafiato, entro in quello spazio e divento quei colori, ne assaporo l’atmosfera,ed in quel momento io sono quel tramonto,ne faccio parte totalmente,ed è così che io intendo il quì ed ora.
    Saluto tutti, Luisa F.

  25. cristina ha scritto:

    Rispondo a Nicoletta:
    Io non ho mai parlato di divertimento sfrenato, ho solo fatto un esempio a proposito di come i bambini non pensano alle conseguenze di ciò che fanno mentre gli adulti rinunciano a fare, solo perché pensano più alle conseguenze che non al loro desiderio. Il qui e ora è essere presenti nel momento che si sta vivendo, fare ciò che si sta facendo con la testa lì. Ma noi (gli adulti) siamo come i più della storiella Zen: ” un monaco chiede al Maestro: ‘Maestro come dovrei mettere in pratica il Dao?’ – e il maestro – ‘mangia quando hai fame e dormi quando hai sonno’ – allora il monaco – ‘ ma non è quello che fanno tutti?’ – e il Maestro – ‘no! I più coltivano mille desideri mentre mangiano e sciolgono mille nodi mentre dormono’ “

  26. Barbara ha scritto:

    D’accordo che le forzature nelle relazioni tolgano autenticità ai sentimenti.
    ma un dialogo franco,la forza di un sincero scambio verbale fra persone non abituate a questo può sciogliere il nodo di anni di mugugni e occhiate cariche di negatività (così le percepiva Roberta) e in più evitare l’immane fatica di rielaborare
    l’ostilità di una vita quando le persone non ci sono più.Personalmente Penso che sia meglio risolvere fra …vivi.
    Barbara

  27. Nicoletta ha scritto:

    Mi permetto d’intervenire sul post di Luisa riferito all’accettazione. Lo faccio partendo dalla mia esperienza passata e quotidiana e offrendo la mia testimonianza. Mi riferisco ai rapporti con le persone che ci sono care e non all’”accettazione” riferita questioni sociali/politiche ( perché in questo caso le cose cambiano parecchio). Anch’io la pensavo come te, ma in realtà la vita mi ha insegnato che “capire” ed “accettare” sono due processi diversi, separati e soprattutto non conseguenti. Anzi ti dirò di più : l’eventuale “accettazione” che dovesse essere la conseguenza della “comprensione” non sarebbe vera accettazione. Sarebbe il frutto di una razionalizzazione: cerchi, chiedi affannosamente una spiegazione, le cause, le ragioni , frughi nel presente e nel passato e alla fine credi di poter accettare una situazione dolorosa, difficile, che di fatto non puoi cambiare e che non hai scelto, perché ti convinci di averne trovato le ragioni? Quanto credi possa essere profonda e vera quel’accettazione? Sarebbe solo il frutto di un processo mentale e come tale precario, che non porterebbe nessuna serenità e soprattutto in fondo avresti sempre l’idea, al primo spiraglio, che volendo tu possa fare qualcosa o peggio che avresti potuto fare per cambiare il presente o il futuro. Ad un certo punto scrivi:” prima di arrendermi cerco il modo,il mezzo che mi permetta di ” capire ” e risolvere il problema, se poi non riesco allora ” accetto ” anche l’impossibile” … non accettiamo mai l’”impossibile” se viviamo l’accettazione come una sconfitta, come un ripiego, come un boccone amaro, anzi non accettiamo un bel nulla in questo modo, ci limitiamo a raccontarcelo.

  28. Patrizia ha scritto:

    Caro dott. Morelli, Le scrivo per dirLe che i Suoi interventi sono, a mio avviso, una carezza sul cuore: La ascolto sempre con molta attenzione e, anche se a volte, mi rimane difficile mettere in pratica i Suoi preziosi consigli, devo ammettere che le Sue parole mi sono state e mi sono tuttora, di grande aiuto. Peccato sia così lontano da me (io vivo in Toscana), sarebbe stato interessante venire in terapia da Lei. La stimo profondamente. Se, dovesse capitare dalle mie parti (per un convegno, per una lezione in facoltà o quantaltro), è possibile saperlo? Grazie. A presto.

  29. mimosa ha scritto:

    Salve Dottor Morelli,
    volevo chiederle secondo Lei come si fa a capire quando ci sembra di volere tanto una cosa e in realtà non è così..quando la corsa al raggiungimento dei nostri desideri ci dostoglie da tutto il resto, facendoci sentire persi e confusi, come se avessimo solo perso tempo. E perso attimi importanti perchè pensavamo ad “altro” . Come si fa a fermarsi in tempo e capire che ciò che cerchiamo in realtà ci sta “distogliendo” dalle poche cose sicure che VERAMENTE abbiamo?
    Grazie mille.

  30. susanna ha scritto:

    Che cosa conta davvero nella vita? bella affermazione dr. Morelli. Oggi giornata veramente giusta perchè mi sono più volte chiesta:che senso ha? Tutta la vita a prendersi cura delle persone a te vicine, tutta la vita a cercare di non giudicare ma di comprendere, perchè quando hai compreso non giudichi più. Essendo sensibile non vuoi offendere cercando di rispondere pan per focaccia quando ti aggrediscono gratuitamente, ma pari il colpo e ti giustifichi. Che senso ha? quando la giusta distanza non la puoi mantenere perchè hai rapporti di lavoro, quando ti feriscono sapendo di ferire? E quando vedono il tuo sguardo triste ti rimproverano anche quello?A Nicoletta rispondo che ha ragione l’impossibile non l’accetti con la ragione ma con il cuore e quello è un grande giorno, ma sono anche d’accordo con Luisa F. che prima si cerca, si fa di tutto perchè i rapporti migliorino. Alla fine però le persone non LE CAMBIAMO MAI perchè non ci spetta, ognuno di noi ama a modo suo e spesso non ci si capisce e quanta amarezza quando si da’ tanto e si riceve sempre poco. Perchè non raccontiamocela è giusto che ci sia ogni tanto un travaso altrimenti ci svuotiamo come capita in questo momento a me. Grazie a te dr. Morelli per questa opportunità anche di solo sfogo, grazie a tutti gli amici che leggo e che pian piano ci riconosciamo, Buona giornata a tutti.

  31. Luisa F. ha scritto:

    A Nicoletta,una persona che mi piace perchè è una ” scavatrice ” come me!! Guarda che vuole essere un complimento il mio!E questo è il primo punto.

    Adesso posso esprimerti il resto: tutto ciò che ho scritto è solo frutto del mio vissuto,e quando dico che ACCETTARE, prevede prima di tutto riuscire a comprendere………….ha poi un’altro passaggio indispensabile: PERDONARE. Quindi ( naturalmente per me )1 comprendere, 2 perdonare, 3 accettare.Solo se capisco posso arrivare ad accettare, e solo se perdono posso accettare anche l’impossibile . Forse la spiegazione di tutto sta nel percorso spirituale che ho intrapreso anni fa, o forse è semplicemente frutto dei cambiamenti nel corso degli anni, le esperienze, le tostate, i dolori e le incomprensioni………..da tutto questo ho rafforzato me stessa, ho imparato che la mente,il pensiero serve a creare qualunque cosa,ma di sicuro, mi fido e mi affido a ciò che ” sento ” dentro il mio cuore,e per finire,
    è questo il modo in cui affronto la vita di ogni giorno.
    Un saluto al Dottor Morelli

  32. monica ha scritto:

    Cosa conta davvero nella vita? Francamente non credo che l’amore serva a qualcosa, non è roba per tutti. Troppo incandescente, troppo doloroso, troppo vivo.
    Meglio ripiegare le vele e fermare la nave alla fonda, in un porto. Meglio guardare muti il tempo che passa e divora gli anni, le speranza di ciò che saremmo potuti diventare, le occasioni perdute, la passione scomparsa, un figlio mai avuto.
    Accettare la fragilità dell’essere creature, la nostra finitezza, il nostro nulla…questo conta nella vita.
    Ma chi può con le sue sole forze accettare l’orrore, il non senso?

  33. Antonio ha scritto:

    Quello che sostiene il il dott. Morelli ha una certa logica, legata sostanzialmente al fatto che nella vita di tutti i giorni si perdono di vista le cose essenziali, le cose che si vivono in quel momento, in altre parole il presente, il fatto di accettare le situazioni così come sono, ci mettono in condizione di vivere il presente, diversamente saremmo proiettati verso pensieri che non sono legati al momento che si sta vivendo, questo in sintesi è quello che Morelli ci dice, la realtà pero’ è diversa, e personalmente, a volte penso che serva uscire dagli schemi del “presente” – pensiero contrario – ovvero rifarsi ai cd modelli che la nostra società ci obbliga a vestire, per il semplice fatto che poi quando si ritorna ad essere “SE STESSI” ci si sente bene. E mi rifaccio alla cd “dottrina dei contrari legata al pensiero filosofico eracliteo, che sosteneva che il bene ha ragione di esistere perchè c’è il male, oppure la pace perchè esiste la guerra e così via, questo per dire che non bisogna andare in un’unica direzione, anche gli schemi della società hanno la loro ragione di esistere, senno’ non saremmo a discutere il modello di comportamento che il dott. Morelli ci invita a seguire ….
    Una constatazione di tipo statistico….. chissà perchè il 95% dei precedenti commenti sono scritti da donne… :-) sarà un mistero o avrà un senso logico…lascio a voi la scelta.

  34. salvo ha scritto:

    …vedo che ci sono alcuni che interpretano male le parole di morelli. quando si dice che bisogna accettare le cose come sono senza sforzarsi di migliorare o correggere….non significa che non bisogna avere la volontà di migliorare e di cambiare le cose….e fare gli abulici, gli indolenti e gli scanzafatiche. io ho capito questo: il nostro cervello ha una parte cosciente e una incoscia (l’ incoscio) noi pensiamo troppo, riflettiamo su quello che ci capita facendo sempre confronti, paragoni, giudizi critiche ecc…..insomma lavora piu’ la parte cosciente del cervello e ci incasiniamo la vita da soli…quando Morelli dice non pensare ma concentrati solo su quello che percepisci in un determinato momento….anche se noi non pensiamo a soluzioni, il nostro ‘incoscio’ lavora piu’ liberamente e trova da se le soluzioni anche se noi non ne siamo coscienti. insomma piu’ lavora l’ incoscio e meglio e’! non vi e’ mai capitato che a volte vi vengono in mente delle cose, soluzioni ‘da sole’..cioe’ senza che vi siete sforzati di pensarle…magari in un momento che facevate tutt’altro…e’ l’ incoscio che manda segnali alla mente cosciente. Grande morelli. saluti.

  35. giovanna ha scritto:

    Io ho fatto tante cose per i miei genitori, e spesso ho anche sacrificato la mia famiglia e la mia professione per stare vicino alle loro necessità, alla loro vecchiaia e ai loro bisogni tornati quasi “bambini”. Ho sofferto molto perchè non ero la più amata, ma la più affidabile, e quindi necessaria .
    Pur rendendomene conto fin da giovane, non ho mai smesso di sperare che loro un giorno si ricredessero, e mi dicessero finalmente qualcosa che mi facesse capire che mi volevano davvero bene per quella che ero.
    Non è mai accaduto.
    Ciononostante l’ho fatto, perchè (forse) anche l’educazione avuta mi portava a star bene con me stessa solo quando avevo fatto fino in fondo il mio dovere verso di loro.
    Ora ho cinquant’anni, non devo più loro nulla. Ho cominciato a dire quello che penso e a fare quello che mi piace, senza più cercare l’approvazione di nessuno.
    Sto meglio, sono serena perchè non ho rimpianti, e anche quello che faccio me lo assaporo con una spensieratezza “bambina”, quella che non ho mai vissuto prima di adesso. Resta solo un pò di rimpianto: se avessero fatto uno sforzo anche loro come mi sono sforzata io verso di loro, forse tante energie non si sarebbero buttate in fatica inutile ma per migliorare la qualità di quei giorni.
    Grazie dottore, venga a Roma qualche volta. Cordialità

  36. Antomella ha scritto:

    Gentile Morelli,

    Ho letto il suo ultimo libro “puoi fiadi di te” qualche mese fa, nel bel mezzo di una crisi matrimoniale che si sta concludendo con una separazione e leggendo il suo libro mi è cambiata la vita per 2 motivi: una perchè seguendo la sua filosofia sulla vita la affronto in modo completamente diverso , secondo perchè ho scoperto che con mio marito forse non ci stavo cosi bene. Per fargliela in breve: sono sposata da 20 anni, ho 2 figli e nonostante conducessi una vita agiata e tranquilla (non mi mancava niente e non lavoravo piu) ho tradito mio marito piu di una volta senza che mai nessuno se ne accorgesse… ma l’ultima volta mio marito se ne è accorto e dopo mega crisi sembrava che tutto si fosse rimesso a posto e abbiamo vissuto un paio di mesi da sogno, sembravamo 2 ragazzini (anche se io non mi fidavo di questa strana e insolita situazione), fino a quando non ha scoperto l’altro mio tradimento avuto 12 anni fa con un suo collaboratore e li si è definitivamente distrutto tutto ed ci siamo rivolti ai legali. Ed è in questo periodo che ho cominciato a leggere il suo libro dal quale ho cominciato a scoprire cosa volevo veramente, fidandomi del mio”istinto”. Su certe cose mi riesce facile seguire le sue teorie, ma altre volte quando litigo con mio marito e non riesco a trattenermi, dopo mi è abbastanza difficile distaccarmi dai pensieri perchè sono troppo ferita e umiliata, forse perchè non ho ancora trovato quell’Immagine originaria di cui Lei fa riferimento a cui abbandonarmi quando sono cosi. L’unica cosa che riesco a fare è dirmi: “lascia fare alla tua anima, saprà lei cosa fare” e cerco di ascoltarmi il dolore e l’ansia che sento al petto e alcune volte ci riesco.. altre no. Ho smesso anche di assumere farmaci, consigliati da medico e spicoterapeuta, che ho smesso di frequentare. Mi sono messa a cercare lavoro, come contabile (che ho sempre fatto fino al 2′ figlio) ma ne ho trovato uno dove non mi trovo bene perchè sembra un lagher nazista e continuo a sbagliare e penso che non mi confermeranno, anche se il mio sogno nel cassetto è quello di aprire o lavorare in un bar a contatto con la gente (mi dicono tutti che sono una persona solare, aperta, disponibile.) ma chissa se riuscirò mai a farlo…. Mio marito mi ha sempre rimproverato che ho il difetto di parlare troppo e dare troppa confidenza…. e cosi mi sono chiusa nel mio bel “casa-castello” a fare la moglie e la mamma a fare torte che regolarmente buttavo perche nessuno mangiava…… finche un giorno qualcuno si è ancora accorto di me e senza sentirmi troppo in colpa mi sono presa una bella cotta il per il giovane maestro di tennis dei miei figli e succesivamente anche qualche altro… fino alla scoperta… All’inizio mi sentivo in colpa e ho fatto di tutto per farmi perdonare da mio marito riuscendoci fino a quando non ha scoperto l’altro piu antico e forse è quello che volevo per liberarmi … Ora, vicina ormai ai 50 (ho 48 anni), ho voglia di vivere la mia vita libera e a modo mio anche se i chiedo a volte se ce la farò ad affrontare tutto da sola con 2 figli visto che, come dice mio marito (mi scusi l’espressione) mi ha sempre “parato il c…” . E al contrario di quello che mi diceva mio marito, mi sono circondata di amiche che mi vogliono bene e mi accettano per come sono. Sono cosciente che non avro piu gli agi di questi anni, ma forse seguendo la mia anima sarò più libera e avrò momenti di tanta tristezza e di vera felicità, magari con un alto uomo o magari con mio marito/fidanzato a casa sua. Ma come faccio a identificare la mia Immagine interna originaria…??????
    Ho appena acquistato il suo libro “Autostima” spero mi aiuti..
    Un cordiale e caloroso saluto…

  37. objet finding ha scritto:

    gia’, non e mica detto che una madre o un padre debbano x forza amarti. chi l’ ha detto che i genitori devono amare necessariamente i figli. chi l’ ha detto che i figli amino necessariamente i genitori? chi l’ ha detto che i bravi figli nascono dai bravi genitori? e chi l’ ha detto che da un terra sterile non possa nascere un fiore?

  38. eleonora ha scritto:

    dott.morelli e’ un grande

  39. denise ha scritto:

    accettare la propria condizione..i propri pensieri senza tentare di modificarli e dirsi “ma sè”, “ma forse”…io ho una situazione familiare molto serena,i miei litigano normalmente come tutti e anche se posso provare fastidio so che è normale..so bene che per i caratteri che abbiamo io e mia madre andiamo più d’accordo sulla distanza che sulla vicinanza perchè pur essendo mia madre nn si rifà al mio modo di essere…se la vedessi meno la ritoverei più spesso con gioia di ora che invece avendola in casa non vedo l’ora se ne vada in vacanza per rilassarmi…ma nn mi sento in colpa non sono pensieri brutti, ma normali,non è che siccome è mia madre devo sempre andarci d’accordo…come cn mia sorella non ho un legame strettisimo con lei eppure siamo gemelle mentre ci sono gemelle che non vivono l’una senza l’altra ma non tutti siamo uguali..io ho un rapporto più speciale con miA SORELLA maggiore e accetto ciò non tento di cambiarmi o essere come lei cosi forse ci avviciniamo..no no ognuno è sè stesso….può succedere anche con un partner etc…quindi accettiamo il modo in cui ci poniamo nelle cose e nelle relazioni e da li vedremo veramente cosa ci piace oppure no…talvolta gli obblighi preconfezionati dalla società ti fanno star peggio poi…ciao a tuttiiiii

  40. rita dolci ha scritto:

    ciao dottore, da quando conosco il tuo pensiero la vita mi appare piu’ bella,piu’facile.”Lavita è adesso”,il prima o il dopo non esistono.GRAZIE

  41. Susanna ha scritto:

    Gentile Dr Morelli,
    visto il suo viso sereno e disponibile a dare aiuto le pongo ed illustro il mio problema che mi impedisce di crescer e di vivere.

    Cosa posso fare per vincere il vuoto che ho dentro da 3 mesi?
    sono in psicoterapia da 13 anni e non ho risolto il mio problema che ora , da 3 mesi e venuto alla luce. Sento dentro un vuoto terribile, come se fossi senz’anima e come il mio corpo facesse da involucro al nulla. Penso al suicidio, come? nel modo piu’ veloce , prendendo un mix di pastiglie. Ieri ho deciso di consegnarle a mia madre, non mi fido assolutamente di me stessa.

    Ho avuto 2 genitori da un lato assai generosi (economicamente) ma che mi hanno sempre e costantemente tartapo le ali in ogni iniziativa o idea. Certamnete ero una figlia ribelle e complicata per loro.Questo loro opporsi costante mi ha sempre causato una sofferenza forte, complessi d’ inferiorità e blocchi con le amiche dai 18 anni in poi.
    Oggi che ho 47 anni non risco a tenere per lungo tempo un lavoro anche se mi impegno e riesco a dare buoni risultati ;inoltre suscito sempre antipatie e non capisco il perchè? Pur essendo gentile con le colleghe e disponibile.

    Ma ….mi manca il coraggio di fare qualcosa in proprio perchè mi risuona nella testa il solito refrain genitoriale :” non sai fare nulla, sei una fallita e non hai volgia di fare nulla, non hai carattere mentre questa /o vedi come è stato bravo?”.

    Veramente mi sono laureata con il max dei voti dopo un divorzio disastroso (che per loro è stato uno scandalo!!! Anche se non avevo figli e un marito che mi faceva pesanti violenze psicologiche).

    Poi ho preso un dottorato alla Sorbonne di Parigi, un Master in International Business Trade a Londra , parlo e scrivo fluenti inglese e francese e sono una persona che colta che ama leggere e seguire i problemi dei nostri temoi rovinati.

    Sono molto sensibile ed educata con tutti , come è giusto che sia e se posso tendo sempre una mano, perchè conosco l’importanza di questo gesto!

    Sono al momento senza lavoro e mi sono ancora di piu un sacco vuoto che stà in piedi per volontà e fatica.
    Non vorrei arrivare ” a fine corsa” ma dovrei costruire da capo , pezzo per pezzo, la fiducia in me stessa che non ho mai avuto.

    Cosa posso fare per stare meglio e trovare la mia strada nella vita? CIò che André gide chiama ” la pente..”

    Susanna

  42. Beldescu Silvia ha scritto:

    Grande dottore!!! Sai qual’è la cosa più importante per me? Sapere che esiste dottor MORELLI con tutto quello che lui ci da riviste, blog, interviste, community…grazie di esistere dottor MORELLI!!!

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