Quando ti dici: “sono nessuno” , porti il cervello nel nulla. Questa condizione interiore è un potente stato terapeutico. All’opposto, quando sei nell’identità o quando reciti un ruolo, ti chiudi in uno spazio ristretto e stai male. C’è un esercizio che faccio fare ai partecipanti del gruppo del giovedì che tengo presso il Centro Riza. Prova a dirti: “io sono qui”; poi togli la parola qui e di’: “io sono”; quindi togli la parola io e di’: “sono”. Infine, sostituisci la parola sono con: “è”.
Ecco, dirsi nessuno vuol dire aprire la porta a qualcosa che c’è in te e che non sai cos’è. Qualcosa dentro di te ti fa provare invidia, ti fa provare rabbia. L’invidia o la rabbia vanno percepite perché ti fanno scoprire lati di te che ancora non conosci o che forse hai accantonato.



